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MILLE SPLENDIDI SOLI SCARICA


    KHALED HOSSEINIMILLE SPLENDIDI SOLI Traduzione di Isabella Vai PIEMMETitolo originale dell'opera; A Thousand Splend. - Mille splendidi soli scarica pdf eBook (Leggere online) | Scarica ( leggere online) libro Bestseller. Scaricare: Mille splendidi soli Libri Gratis (PDF, ePub, Mobi) Di Khaled Hosseini A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua. Lettura online libro Mille splendidi soli di Khaled Hosseini che ha pagine. Il libro pubblicato a 10 giugno da Piemme in lingua Italiana. Scarica Mille. Mille splendidi soli ISBN: ; Materia: Narrativa; Lingua: Italiano; Donatore: ; Durata: minuti; Numero di download: ; Dimensione: Mb.

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    Personaggi e situazioni sono invenzioni dell autore o hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale. Questo libro è dedicato a Hans e a Farah, entrambi nur dei miei occhi, e alle donne dell Afghanistan. Per far passare il tempo sino al momento del suo arrivo, quando finalmente l avrebbe visto salutare con la mano mentre attraversava la radura con l erba alta sino al ginocchio, Mariam era salita su una sedia e aveva tirato giù il servizio da tè cinese della madre, Nana.

    Il servizio da tè era la sola reliquia che Nana conservasse della propria madre, morta quando lei aveva due anni. Custodiva con venerazione ciascuno dei pezzi di porcellana bianca e azzurra: la teiera dal becco elegantemente ricurvo, i fringuelli e i crisantemi dipinti a mano, sulla Zuccheriera il drago che doveva allontanare il malocchio.

    Quando Nana vide la zuccheriera, si fece rossa in viso, il labbro superiore ebbe un tremito e gli occhi, sia quello buono che quello guasto, fissarono Mariam con uno sguardo inespressivo, immobile. Questa è la ricompensa per tutti i sacrifici che ho fatto per te. A quel tempo, Mariam non aveva afferrato. Non conosceva il significato della parola harami, bastardo.

    Era una giornata coperta e umida della primavera del , diceva, il ventiseiesimo dei quarant anni di regno di re Zahir Shah, trascorsi per lo più senza grandi eventi.

    Diceva che Jalil non si era dato la pena di chiamare un medico, anzi neppure una levatrice, anche se sapeva che durante il parto il jinn sarebbe potuto entrarle in corpo e procurarle un attacco. Era rimasta stesa tutta sola sul pavimento della kolba, un coltello al fianco, il corpo madido di sudore.

    Ma nessuno venne ad asciugarmi il viso o a darmi un bicchiere d acqua. E tu, Mariam jo, non avevi nessuna fretta. Mi hai costretto a rimanere sdraiata sul pavimento duro e freddo per quasi due giorni. Non ho mangiato e non ho dormito, mi sono limitata a spingere e a pregare che tu uscissi. Ecco Perché avevo il coltello. Credeva piuttosto alla versione di Jalil, secondo la quale, anche se lui al momento era assente, aveva dato disposizioni perché Nana fosse portata all ospedale di Herat, dove era stata assistita da un dottore.

    Era stata sistemata in un vero e proprio letto, pulito, in una stanza luminosa. Jalil aveva scosso la testa con aria desolata quando Mariam gli aveva raccontato del coltello. Anche al momento della nascita, sei stata una brava figliola. Solo per darti un occhiata, notare che avevi il viso lungo e restituirti a me. Era saltato in sella ed era tornato a Herat. L aveva cullata tra le sue braccia, aveva passato il pollice sulle sue sopracciglia piumose e le aveva sussurrato una ninnananna.

    Mariam non poteva credere che Jalil avesse fatto un commento sulla lunghezza del suo viso, anche se era vero che era lungo. Nana diceva di essere stata lei a scegliere il nome Mariam, perché era quello di sua madre.

    Jalil sosteneva invece di essere stato lui a volere quel nome, perché Mariam, la tuberosa, era un fiore delizioso. Arrivava una volta al mese, carica di riso, farina, tè, zucchero, olio per cucinare, sapone, dentifricio.

    Su per il viottolo in terra battuta, sopra pietre e sassi, attorno a buche e cespugli, i due ragazzi procedevano spingendo a turno, finché raggiungevano il torrente. A quel punto, la carriola doveva essere vuotata e ogni cosa andava trasportata a braccia sull altra sponda.

    Per ultima, i ragazzi trasportavano la carriola e la ricaricavano. Dovevano spingerla per un altro centinaio di metri, questa volta attraverso l erba alta e fitta, girando attorno alle macchie di arbusti. Al loro passaggio era tutto uno schizzare di rane. I fratelli scacciavano le zanzare dal viso madido di sudore. Il suono della carriola le richiamava fuori dalla kolba. Mariam non avrebbe mai dimenticato la figura di Nana il Giorno dell Approvvigionamento: una donna alta, ossuta, a piedi nudi, appoggiata allo stipite della porta, l occhio guasto ridotto a una fessura, le braccia incrociate in un beffardo atteggiamento di sfida.

    I capelli cortissimi, illuminati dal sole, scoperti e spettinati. Portava una veste grigia che mal le si adattava, abbottonata sino al collo, le tasche piene di sassi grossi come castagne. I ragazzi sedevano vicino al torrente in attesa che Mariam e Nana trasferissero le provviste dentro la kolba. Si guardavano bene dall avvicinarsi, anche se Nana non aveva una buona mira e la maggior parte dei sassi cadeva lontano dal bersaglio.

    Mentre portava i sacchi dentro, Nana urlava insulti che Mariam non capiva. Malediceva le madri dei due ragazzi, facendo smorfie disgustose. Loro non rispondevano mai ai suoi improperi. A Mariam dispiaceva per i ragazzi. Chissà com erano stanche le loro braccia e le loro gambe, pensava con compassione, a furia di spingere quel carico pesante. Avrebbe voluto offrire loro dell acqua. Ma non diceva niente e, se loro la salutavano agitando il braccio, lei non ricambiava il saluto.

    Una volta, per far piacere a Nana, Mariam aveva urlato a Muhsin che aveva la bocca come il culo di una lucertola, poi si era sentita distrutta dal senso di colpa, dalla vergogna e dalla paura che lo riferissero a Jalil.

    Mariam aspettava di vederli sparire tra l erba folta e i fiori selvatici. Io li sento. Mariam e Nana mungevano le capre, davano il mangime alle galline e raccoglievano le uova.

    Insieme facevano il pane. Nana le aveva mostrato come si impasta la farina, come si accende il tandur e come si devono lanciare le focaccine di pasta per farle aderire alle pareti incandescenti. Nana le aveva insegnato anche a cucire, e a cucinare il riso e tutti i diversi condimenti: shalqam stufato con le rape, sabzi di spinaci, cavolfiore con lo zenzero.

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    Nana non nascondeva la sua avversione per le visite - in realtà, per la gente in genere - ma faceva eccezione per un paio di persone che le andavano a genio. Poi c era una vecchia rotondetta che Nana chiamava Bibi jo, il cui defunto marito era stato uno scalpellino, amico di suo padre.

    Bibi jo era infallibilmente accompagnata da una delle sei nuore e da un paio di nipoti. Attraversava la radura zoppicando e sbuffando e faceva un gran teatro strofinandosi il fianco e calandosi con gemiti di dolore sulla sedia che Nana le offriva. Anche Bibi jo portava sempre qualcosa per Mariam, una scatola di dolci dishlemeh, un cesto di cotogne.

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    A Nana portava come prima cosa le lamentele sullo stato di salute della famiglia e poi i pettegolezzi di Herat e di Gul Daman, che riferiva con gusto e con dovizia di dettagli, mentre la nuora ascoltava in silenzio, rispettosamente seduta dietro di lei. Ma la persona che Mariam preferiva, a parte Jalil, naturalmente, era il Mullah Faizullah, l anziano insegnante di Corano del villaggio, il suo akhund.

    Veniva da Gul Daman una o due volte alla settimana per insegnare a Mariam il namaz, le cinque preghiere quotidiane e la recitazione del Corano, proprio come l aveva insegnato a Nana quando era una ragazzina.

    Era stato il Mullah Faizullah che aveva insegnato a Mariam a leggere, che l aveva pazientemente osservata da sopra la spalla, mentre le sue labbra formavano parole senza suono e il suo indice seguiva la scrittura, premendo sul foglio sino a far diventare bianca l unghia, come se questo l aiutasse a spremere fuori il significato dai simboli. Era stato il Mullah Faizullah a tenere la sua mano guidando la matita per tracciare le lunghe aste della alef, la curva della beh, i tre puntini della seh.

    Di solito veniva da solo alla kolba, ma a volte era accompagnato da suo figlio Hamza, che aveva i capelli rossi e qualche anno più di Mariam. Quando il Mullah arrivava, Mariam gli baciava la mano - era come baciare una manciata di legnetti coperti da un sottile strato di pelle - e lui le posava un bacio sulla fronte prima di entrare per la lezione del giorno. Dopo si sedevano all aperto, mangiavano pinoli e sorseggiavano tè verde osservando i bulbul che volavano da un albero all altro.

    A volte facevano una passeggiata tra gli arbusti di sambuco, camminando su un tappeto di foglie color bronzo lungo il torrente in direzione delle montagne. Mentre girovagavano, il Mullah Faizullah rigirava fra le dita i grani del suo rosario tasbeh e con voce tremolante raccontava a Mariam storie di cose che aveva visto in gioventù, come il serpente con due teste che aveva trovato in Iran sul ponte delle Trentatré Arcate di Isfahan, o il cocomero che una volta aveva tagliato in due fuori dalla Moschea Blu di Mazar e i cui semi formavano la parola Allah su una metà e Akbar sull altra.

    Il Mullah Faizullah aveva confessato a Mariam che a volte lui stesso non capiva il significato delle parole del Corano. Ma aggiungeva che, quando le parole arabe gli uscivano di bocca, il loro suono lo affascinava. Gli davano conforto, gli alleggerivano il cuore. Quando Mariam parlava, la sua attenzione non vacillava mai. Annuiva lentamente e sorrideva con un espressione di gratitudine, come se gli fosse stato concesso un privilegio ambito. Era facile raccontare al Mullah Faizullah cose che Mariam non avrebbe osato confessare a Nana.

    Un giorno, durante una passeggiata, Mariam gli aveva detto che avrebbe desiderato frequentare la scuola. In una classe. Come gli altri figli di mio padre. La settimana prima, Bibi jo aveva portato la notizia che Saideh e Nahid, le figlie di Jalil, frequentavano la scuola femminile Mehri di Herat. Da allora, nella testa di Mariam era tutto un guazzabuglio di aule e di insegnanti, di quaderni con le pagine a righe, di numeri in colonna e di penne che lasciavano segni scuri, pesanti.

    Si immaginava in classe con altre ragazze della sua età. Moriva dalla voglia di posare un righello su un foglio e tracciare righe dall aria importante. A parte Jalil, pensava che non ci fosse persona al mondo che la capisse meglio del suo vecchio insegnante.

    Ma più tardi, quando aveva affrontato il discorso con Nana, lei aveva lasciato cadere il coltello con cui stava affettando le cipolle. Lascia che vada a scuola. Cosa c è da imparare, Mullah sahib? Mariam aveva abbassato gli occhi sulle mani. Sarebbe come lustrare una sputacchiera. E poi, in quelle scuole non imparerai niente di utile. C è una sola abilità che serve a donne come te e come me e di certo non te la insegnano a scuola. La sopportazione.

    Non le mancheranno le occasioni. Di come l avevano costretta a fare il bucato fuori al freddo, tanto che alla fine non sentiva più il viso e la punta i delle dita le bruciava. Di donne come noi. Noi sopportiamo. Non abbiamo altro.

    E poi a scuola rideranno di te. Certo che rideranno. Ti chiameranno harami. Ti diranno le cose più orribili. Non ne voglio sapere. Non ho altro che te. Non ho intenzione di perderti, di lasciarti a loro. Basta parlare di scuola.

    Se davvero avete a cuore la ragazza, dovete farle capire che è questo il suo posto, qui a casa, accanto a sua madre.

    Non c è niente per lei fuori di qui. Niente tranne rifiuto e angoscia. Lo so, akhund sahib. Io lo so. L arbab del villaggio con i suoi doni, Bibi jo con la sua anca dolorante e gli interminabili pettegolezzi e, naturalmente, il Mullah Faizullah. Ma non c era nessuno - nessuno - che Mariam aspettasse con il desiderio che riservava a Jalil.

    Faceva passeggiate senza meta, cogliendo petali di fiore e dando manate alle zanzare che le pizzicavano le braccia. Se Jalil era in ritardo, a poco a poco si lasciava prendere dal panico. Sentiva le ginocchia piegarsi e doveva andare a stendersi. Mariam balzava in piedi quando lo scorgeva che saliva da una pietra all altra del torrente, tutto sorrisi e agitar di braccia.

    Si tratteneva e, pazientemente, lo osservava mentre si apriva la strada nell erba alta, la giacca gettata sulla spalla, la cravatta rossa che svolazzava alla brezza. Quando Jalil raggiungeva la radura, gettava la giacca sul tandur e apriva le braccia.

    Mariam partiva a passo lento, poi finalmente gli correva incontro e lui l afferrava al volo sotto le ascelle e la gettava in alto.

    Mille splendidi soli: riassunto

    Mariam strillava. Sospesa in aria, vedeva il viso di Jalil rivolto verso l alto, il suo ampio sorriso sghembo, l attaccatura a V dei capelli, la fossetta sul mento - un perfetto ricettacolo per la punta del suo mignolo - i denti, i più candidi in una città di molari guasti. Le piacevano i suoi baffi curati, e le piaceva che, indipendentemente dal tempo, indossasse sempre un elegante completo quando veniva in visita - marrone scuro, il suo colore preferito, con il triangolo, bianco del fazzoletto nel taschino della giacca -, e anche i gemelli, e la cravatta, di solito rossa, che amava portare allentata.

    Mariam vedeva il proprio riflesso negli occhi castani di Jalil: i capelli al vento, il viso in fiamme per l eccitazione e il cielo sullo sfondo. Nana diceva che, un giorno o l altro, lui avrebbe mancato la presa e lei, Mariam, gli sarebbe scivolata tra le mani, finendo per terra con qualche osso rotto. Ma Mariam era certa che Jalil non l avrebbe lasciata cadere.

    Non dubitava che sarebbe sempre atterrata sana e salva tra le mani pulite e curate del padre. Jalil e Nana si salutavano con un sorriso inquieto e un cenno. Jalil non faceva mai parola dei sassi e degli insulti scagliati da Nana. Nonostante le tirate che lanciava contro Jalil quando lui era assente, durante le visite Nana si comportava in modo sottomesso ed educato. I suoi capelli erano sempre puliti.

    Si lavava i denti e indossava per lui il suo hijab più bello.

    Gli si sedeva di fronte tenendo le mani incrociate sul grembo. Non lo guardava mai negli occhi e non usava mai parolacce in sua presenza. Quando rideva si copriva la bocca con la mano per nascondere il dente guasto. Nana gli chiedeva degli affari.

    E anche delle mogli. Quando gli aveva detto di aver sentito da Bibi jo che la sua moglie più giovane, Nargis, aspettava il terzo bambino, Jalil aveva confermato la notizia con un cenno della testa, sorridendo con cortesia. Dieci, vero, mashallah?

    Se conti anche Mariam, naturalmente. Mariam aveva sostenuto che Nana gli aveva teso un tranello. Dopo aver preso il tè con Nana, Jalil e Mariam andavano sempre a pescare nel torrente. Le mostrava come lanciare la lenza, come recuperare la trota riavvolgendo il mulinello.

    Le insegnava il modo giusto di sventrare il pesce, di pulirlo, di staccare la lisca dalla carne con un solo movimento. Mentre aspettavano che il pesce abboccasse, le mostrava come disegnare un elefante con un solo tratto, senza mai staccare la penna dal foglio.

    Le insegnava poesiole. Insieme cantavano: Il Passerotto faceva il bagnetto seduto sulla riva del laghetto. Lui era per Mariam il legame con il grande mondo, la dimostrazione che effettivamente esisteva qualcosa oltre la kolba, oltre Gul Daman e persino oltre Herat, un mondo di presidenti con nomi impronunciabili, di treni, di musei, di calcio, di satelliti che orbitavano attorno alla Terra e sbarcavano sulla Luna. Fu lui, nell estate del quando Mariam aveva quattordici anni, a dirle che re Zahir Shah, dopo aver governato da Kabul per quarant anni, era stato spodestato da un colpo di stato.

    Ti ricordi di Daud Khan, vero? Te ne ho parlato. Era il primo ministro quando sei nata. Comunque l Afghanistan non è più una monarchia, Mariam. Vedi, ora è una repubblica e Daud Khan è il presidente.

    Corre voce che siano stati i socialisti di. Non che lui sia socialista, per carità, ma loro l hanno aiutato. Almeno, questa è la voce che corre. A quindici anni, Mariam non mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del gioved, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema.

    Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porter mai perch Mariam una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare la sopportazione.

    Laila nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad.

    Per questo, il giorno del funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashto e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

    Dall'intreccio di due destini, una storia indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad.

    Per questo, il giorno del funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashto e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.

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    Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Nei pressi viene ritrovato anche il cadavere di una ragazza, Meghan, uscita di casa per fare jogging Diventerà un'amica di cui non potrete fare a meno.